lunedì 9 novembre 2009

Comune di Roccarainola, il punto.

lunedì 9 novembre 2009 0

E' stato approvato un regolamento circa l'uso e gestione degli impianti sportivi comunali.

“Il comune deve affrontare delle spese (col denaro dei contribuenti) per mantenere efficienti questi impianti, mentre le scuole calcio si fanno pagare dai cittadini senza doversi preoccupare della manutenzione degli stessi.

Sarebbe meglio se questa responsabilità fosse affidata a tali società, in modo tale da ridurre anche le spese dei cittadini”.

E’ stata nominata una commissione di controllo degli impianti sportivi, formata da Antonio Maietta, assessore allo sport, Valentino Miele, e da Angelo Perrotta per l'opposizione.

Non capisco, gli impianti sportivi comunali, debbono essere riparati dalle scuole calcio? Affidiamo i compiti del comune e gli oneri collettivi sacrosanti alle scuole sportive che utilizzano gli impianti?

E le rette da pagare a tali scuole saranno dovute per l'attività didattica o per le riparazioni?

E quanto dovranno pagare i genitori per tenere i propri figli alla scuola calcio (i miei figli non fanno calcio grazie a Dio)?

Credo che gli oneri siano troppo alti e che ad una ad una metteremo la parola fine ai piccoli tentativi di emancipazione sportiva dei ragazzi Rocchesi, che, come accade da lustri, faranno sport nei paesi limitrofi, dove il Comune provvede alla manutenzione degli impianti e che impianti!

La collettività esiste per questo: a sopportare gli oneri che altrimenti non potrebbero essere supportati dai singoli.

Per spiegarla in parole povere ai "figli del fascio", che popolano il comune di rocca: se voglio giocare a calcio non mi devo costruire da solo uno stadio. A questo deve provvedere il comune.

E lo scopo degli enti comunali è il benessere dei cittadini, in questo caso i ragazzi Rocchesi che vorrebbero giocare a Calcio (che comunque rimane l'oppio degli imbecilli).

Il ruolo delle scuole sportive è meramente didattico e tale deve rimanere, il ruolo del comune è quello di mantenere gli impianti efficienti.

Dire che prendono soldi è pura demagogia per dirottare i soldi destinati agli impianti sportivi ad altre destinazioni.

A proposito, in campagna elettorale ho sentito parlare di trasparenza, tant'è che ho detto "finalmente", finalmente le cose alla luce del sole.

Invece delle attività del comune non c'è alcuna traccia, sono passati più di 100 giorni, e la G.O.R.I. è ancora li (ricordate che l'opposizione cavalcava l'indignazione popolare, per la privatizzazione dell'acqua, promettendo di farla ritornare pubblica).

Bello anche l'approvazione del Regolamento sul Referendum Abrogativo, che in pratica è solo una presa in giro in quanto all'articolo 9 prevede il mancato recepimento da parte del Consiglio Comunale, il che vale a dire, comunque si fa come diciamo noi, ma in compenso ti diamo una motivazione.

Insomma una manfrina che conosco da sempre, la manfrina degli ex Democristiani & figli, che è la migliore delle ipotesi nella compagine di Via Roma, perchè nella peggiore la mentalità è quella del Fascio & figli: la "Democrazia aglio ed olio", quella che Papi fa a livello nazionale viene ripetuta dai suoi fedeli suol nostro territorio: "promesse per cerebrolesi, che credono a tutto quello che gli dici".

Sul divieto di vendita di alcoolici sul territorio cittadino.

Certo, è la gara dei Sindaci di destra a chi è più stupido e parte dal Nord, dai comuni in mano alla Lega e finisce in Sicilia, passando tra le varie realtà locali.

E noi, giustamente, volevamo farci mancare un po di proibizionismo? NO!

Ricordo a queste persone che il "proibizionismo" non è un deterrente.

In America, per fare un esempio, non è mai stato venduto tanto alcool, quanto nel periodo del proibizionismo degli anni 20, ed i giovani, inoltre, amano i divieti.

Piuttosto, al posto di organizzare "programmi sociali ed educativi" che nessun giovane rocchese frequenterà, e che sarà, come al solito, il modo per far finire nelle tasche di qualche amico/a, un po di soldi pubblici (questi davvero spesi male), perchè non realizzate strutture sportive (al posto di lasciarle incomplete come cattedrali nel deserto) oppure artistiche come ad esempio il centro Nadur di Cicciano, che viene utilizzato GRATUITAMENTE, da tutti quelli che ne fanno richiesta e senza che si debbono occupare della manutenzione? Un cinema, un teatro, non voglio suggerirvi altre idee, siete pagati per pensare, quindi fatelo.

Se l'unico svago che ha un ragazzo Rocchese è starsene davanti ad un bar a marcire, mi sembra anche logico che dopo un po vada dal barista a chiedere una birra (nella migliore delle ipotesi).

Ma che c'entra, sembra siate "giovani", dovreste saperlo.

O siete solamente dei "nati vecchi"?

p.s. la cazzimma è incompatibile con tutte le cariche pubbliche

sabato 12 settembre 2009

Gruppo Progressista Roccarainola

sabato 12 settembre 2009 0

BerlinguerImage by lele_rozza via Flickr

Ho passato la mia intera esistenza,a non voler accettare una triste realtà: nel posto dove vivo, e non ho mai capito il perchè, i sentimenti di eguaglianza e libertà, il sentimento progressista, non esistono. Non solo non esistono, ma spessissimo (questo anche per un eccesso di zelo nei confronti dei padroncini di turno, ai quali si lecca il c...lo), per discorsi progressisti si veniva guardati in un certo modo, spesso emarginati.
Mi sono accorto durante l'ultima tornata elettorale, con una profonda tristezza, che tra i "giovani" che sono andati al potere, non ce n'è uno e dico UNO, che abbia veri sentimenti progressisti. L'idea progressita dovrebbe essere congenita, se non incorporata al concetto di gioventù, in quanto, nel corso della vita si tenterà di migliorare (e ce n'è da migliorare), evolvere, quanto fatto in precedenza dalle vecchie generazioni.
I nostri giovani, nascono "conservatori", lo è l'attuale sindaco (AN) ed il 99% dei candidati di ambo le parti al consiglio comunale.
All'opposizione, un altro gruppo conservatore (PDL), con un esponente di un gruppo giovanile "progresso e tarattattà (non ricordo ma sarà sempre uno degli slogan demagogici della dx attuale)", ma la musica non cambia: conservatori.
Cosa avranno da conservare (se non i propri privilegi), non si è capito, ma lo scenario è deprimente, se non claustrofobico, in quanto questo mood annuncia che le cose non cambieranno in futuro.
Poi mi viene un altra illuminazione e penso che non è possibile. che in fondo guardando i voti delle nazionali l'elettorato si spacca a metà come altrove, allora ci sono! Solo che non sono mai al potere (a parte quando al potere ci vanno i conservatori travestiti da progressisti).
Bisogna trovare un sistema per farli venire allo scoperto, dargli il coraggio di confrontare i propri sentimenti, sentirsi per la prima volta forti ed orgogliosi di appartenere ad un gruppo di altri soggetti che hanno una visione progressista del mondo, e che non sia la solita "macchietta" del PCI, dell'ulivo, del PD e Margherita che è circolata per Rocca negli anni scorsi. Un sentimento progressista non opportunista, davvero democratico, che sceglie e decide collettivamente quale direzione prendere nelle decisioni che riguardano la comunità.

L'idea progressita dovrebbe essere congenita, se non incorporata al concetto di gioventù, in quanto, nel corso della vita si tenterà di migliorare (e ce n'è da migliorare), evolvere, quanto fatto in precedenza dalle vecchie generazioni. I nostri giovani, nascono "conservatori", lo è l'attuale sindaco (AN) ed il 99% dei candidati di ambo le parti al consiglio comunale. All'opposizione, un altro gruppo conservatore (PDL), con un esponente di un gruppo giovanile "progresso e tarattattà (non ricordo ma sarà sempre uno degli slogan demagogici della dx attuale)", ma la musica non cambia: conservatori. Cosa avranno da conservare (se non i propri privilegi), non si è capito, ma lo scenario è deprimente, se non claustrofobico, in quanto questo mood annuncia che le cose non cambieranno in futuro. Poi mi viene un altra illuminazione e penso che non è possibile. che in fondo guardando i voti delle nazionali l'elettorato si spacca a metà come altrove, allora ci sono! Solo che non sono mai al potere (a parte quando al potere ci vanno i conservatori travestiti da progressisti). Bisogna trovare un sistema per farli venire allo scoperto, dargli il coraggio di confrontare i propri sentimenti, sentirsi per la prima volta forti ed orgogliosi di appartenere ad un gruppo di altri soggetti che hanno una visione progressista del mondo, e che non sia la solita "macchietta" del PCI, dell'ulivo, del PD e Margherita che è circolata per Rocca negli anni scorsi. Un sentimento progressista non opportunista, davvero democratico, che sceglie e decide collettivamente quale direzione prendere nelle decisioni che riguardano la comunità.
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Giovedì 16 Luglio 2009

Gruppo Progressista Roccarainola
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venerdì 11 settembre 2009

la caduta di berlusconi - Dentro il quartier generale dei Circoli dell - Napoliaffari

venerdì 11 settembre 2009 0
la caduta di berlusconi - Dentro il quartier generale dei Circoli dell - Napoliaffari

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domenica 6 settembre 2009

Cannabis nel negozio di fiori, preso

domenica 6 settembre 2009 0
ROCCARAINOLA - Nel suo negozio di fiori coltivava anche una pianta di specie particolare. Secondo i carabinieri di Roccarainola, il 55enne Pietro Vecchione, di professione fioraio, accanto alle ortensie (o meglio, nel retrobottega del negozio) teneva una vera e propria coltivazione di cannabis.

giovedì 3 settembre 2009

Sud, gli aspiranti presidi rinunciano ai posti al Nord

giovedì 3 settembre 2009 0
"ROMA - I presidi del meridione snobbano le poltrone al Nord. La temuta invasione nelle regioni settentrionali di capi d'istituto provenienti dal Sud quest'anno non c'è stata. Tantissimi aspiranti meridionali alla dirigenza scolastica, nonostante la disponibilità dei posti nelle regioni padane, hanno preferito continuare a respirare l'amica aria di casa piuttosto che spostarsi al Nord."
Repubblica.it:

sabato 20 giugno 2009

La mia triste Italia

sabato 20 giugno 2009 0
La mia triste Italia

[El País]

Un paese che fu bandiera di libertà e cultura ha oggi come premier un politico che censura l’informazione che non lo interessa. Cos’è successo all’Italia? Perché chi l’ama stenta a riconoscerla?

Ho vissuto in Italia più che in Spagna: circa 50 anni. A questo paese, che, secondo l’Unesco possiede il 36% dell’arte del pianeta, io devo molto, sia umanamente che culturalmente. In Italia, dove ho studiato, dove ho respirato per la prima volta l’aria pura della libertà - arrivato molto giovane dal paese della censura, delle condanne a morte arbitrarie, dell’inesistenza di partiti politici - mi diedero la nazionalità per meriti culturali. Lì votai per la prima volta in vita mia. Avevo più di 40 anni. In Spagna non si votava, si viveva solo il terrore.

Ricorderò sempre quella mattina in cui, finalmente, potei introdurre la mia scheda nel segreto di un’urna. Il mio voto, mi dissero, ne valse migliaia. Erano elezioni nelle quali gli italiani cominciavano a stancarsi dei politici, il che li spingeva a non votare. La RAI mi intervistò per chiedermi cosa provasse uno spagnolo che, per la prima volta, poteva votare. Parlai della mia evidente emozione ed mi spinsi a chiedere a coloro che stavano pensando di non recarsi all’appuntamento con il voto, che lo facessero per ripagare la mia pena di non aver mai potuto votare in tanti anni. Più tardi mi chiamarono dalla radio per dirmi che migliaia di persone, tra cui qualche famiglia intera, desideravano che io sapessi che erano andati a votare grazie a me.

In Italia ho potuto pubblicare ciò che non potevo pubblicare nel mio paese (la Spagna, N.d.T.). I suoi quotidiani ed i suoi periodici mi aprirono le porte. Ho goduto del privilegio di conoscere, frequentare ed intervistare personaggi della letteratura e dell’arte che hanno reso grande, in quel momento storico, il paese di Dante e Leonardo, gente come Fellini, Pasolini, Sciascia, Italo Calvino; stilisti come Valentino, Armani, Missoni; grandi imprenditori come Agnelli o Pirelli; magnifici editori come Einaudi o Feltrinelli ….

Persino politici degni come Berlinguer o Moro, o giudici coraggiosi come Falcone, con il quale ho conversato per mesi prima che fosse assassinato. Durante l’incontro con il giudice Falcone eravamo circondati da un nugolo di poliziotti armati fino ai denti e con le sirene spiegate. “È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso”, mi disse il magistrato congedandosi con un mezzo sorriso triste. Lo uccisero. Quella era un’Italia che io amavo appassionatamente, nella cui lingua ho scritto i miei primi libri. Fino a quando non è arrivato Berlusconi. Lo vidi atterrare a Palermo, capitale siciliana e cuore della mafia, in elicottero, come un dio pagano. Erano le sue prime elezioni. In pochi credevano che quell’istrione, che mai si era messo in politica, avrebbe potuto vincere in un paese tanto politicizzato come l’Italia. Io pronosticai sul giornale la sua vittoria. Quella mattina a Palermo vidi quasi mezzo milione di persone alzare le braccia verso l’elicottero che portava il Salvatore.

La Mafia siciliana aveva cambiato bandiera. Aveva finito con l’abbandonare la potente Democrazia Cristiana, fino ad allora la sua signora, per offrire il bacio ed i suoi voti all’imprenditore del quale si diceva che possedesse la magica capacità di creare posti di lavoro dal nulla. L’Italia cominciò quel giorno ad entrare nel tunnel della degenerazione. Io ritornai in Spagna.

Adesso vedo, come in un incubo, che gli italiani, che mi avevano dato la gioia per la libertà di informazione e di espressione, devono leggere El Pais per poter conoscere le spudoratezze commesse dal Cavaliere. Dov’è finita quell’Italia che il mondo amava e ammirava?

L’Italia mi difese quando uno dei governi di Franco cercò di processarmi per un articolo che riguardava il comportamento della Chiesa spagnola durante la dittatura militare. Mi convocarono a Madrid. Mi ricevette l’allora ministro Girón. A casa sua. Mi raccontò che un ministro aveva portato il mio articolo ad un Consiglio dei Ministri, chiedendo la mia testa. Franco si limitò, alla fine del Consiglio, a chiamare il ministro Girón e gli disse: “Lasciate stare il giovanotto, altrimenti in Italia lo fanno martire. Però chiamalo e diglielo”.

Era un avvertimento chiaramente mafioso. Così era allora la Spagna. Così è oggi, o quasi, l’Italia.

Nelle mie notti insonni mi chiedo come sia potuta avvenire una tale metamorfosi. Come si sia arrivati attualmente a questa mia triste Italia. Posso solamente farmi alcune domande, dopo la mia grande esperienza italiana.

Perché vinse Berlusconi la prima volta, quando già circolava un libro sui suoi misfatti ed illegalità come imprenditore edile a Milano? Perché i socialisti di Bettino Craxi che, ricercato per corruzione, alla fine morì in esilio, quando arrivarono al potere, permisero a Berlusconi di creare il suo impero televisivo contro tutte le norme della Costituzione? Che cosa fecero o non fecero i comunisti eredi del severo e rispettato Berlinguer, quando, arrivati al potere dopo più di quarant’anni di lotta, lo gestirono tanto male da far sì che gli italiani richiamassero Berlusconi?

In cosa tradirono gli italiani? Perché avevano perso così presto l’essenza di quello che era stato il partito comunista più grande d’Europa e dell’Eurocomunismo, e che riuniva sotto la sue ali, proteggendola dalla mediocrità della destra, tutta l’Intellighenzia, tutta l’arte e tutta la cultura del paese? Un partito, insisto, che aveva come leader un Berlinguer sempre timido e nascosto, figlio legittimo della austera Sardegna, però retto, degno e tanto amato che, il giorno della sua morte, la città di Roma si paralizzò e due milioni di persone si riversarono nelle strade come se la Nazionale avesse vinto un campionato mondiale di calcio.

In quell’epoca fui un severo critico dell’allora potente Democrazia Cristiana, che era al potere da 40 anni e che fu spazzata via a causa dei suoi scandali di corruzione.

Oggi, a tanti anni di distanza, devo riconoscere che ciò che venne dopo, fu peggio. È sotto gli occhi di tutti.

La Democrazia Cristiana, profondamente conservatrice, aveva tuttavia un profondo rispetto per la libertà di espressione dei giornalisti.

Conservo ancora delle cartoline scritte con i caratteri grandi di Fanfani e quelli minuti di Andreotti, entrambi, per diverse volte, presidenti del Consiglio. Ogni volta che pubblicavo un articolo critico su uno o l’altro, nel mio ufficio compariva un motociclista che mi portava una di quelle cartoline, con le quali mi ringraziavano di avere scritto su di loro.

Quando la Spagna stava per entrare nell’Unione Europea, il ministro italiano degli Affari Esteri era Andreotti. All’Ambasciata italiana a Madrid, qualcuno più realista del re decise di fare uno studio dei miei articoli, concludendo che io ero eccessivamente critico con i politici italiani. Chiamarono l’Ambasciatore spagnolo a Roma e, con evidente fare mafioso, gli ricordarono che l’Italia era fondamentale per l’ingresso della Spagna nella Comunità Europea e che i miei articoli non erano di loro gradimento.

La notizia arrivò alle orecchie di Andreotti, che ignorava il fatto. Quella mattina mi chiamò per offrirmi un’intervista. Mi ricevette a braccia aperte. Non si parlò della questione suscitata dall’Ambasciata italiana a Madrid. Mi raccontò aneddoti inediti sulle sue relazioni con l’allora Papa Giovanni Paolo II. Mi disse che il Papa polacco lo invitava a volte a pranzare o a cenare con lui e perfino ad assistere alla messa nella sua cappella privata.
Prima di congedarmi, mi dedicò un libro con queste parole: “Al mio caro collega giornalista Juan Arias, con amicizia”. Andreotti si vantava sempre di essere un giornalista di professione. Ormai alla porta, mi disse: ” La Spagna sarà molto importante nella Comunità Europea. Io l’appoggerò”. Lo fece.

Nonostante ciò, Andreotti soleva dire che ai politici spagnoli mancava la finezza. Purtroppo questa finezza manca oggi a tanti politici italiani, a cominciare dal presidente e dalla sua corte faraonica, che hanno orrore e panico della libera informazione.
Forse non è vero che agli italiani piace tanto Berlusconi - perlomeno agli italiani che conosco io -, forse non gli piacciono neanche tanto gli altri politici.
A questi altri, io diedi il primo voto della mia vita. Cosa triste, come direbbe Saramago.

[Articolo originale "Mi triste Italia" di JUAN ARIAS]


ItaliaDall'Estero

venerdì 12 giugno 2009

Silvio fai pena. Adesso vattene.

venerdì 12 giugno 2009 0

borderImage via Wikipedia

Silvio fai pena. Adesso vattene.

[The Guardian]

Per motivi legali, l’Observer non vi può far vedere le fotografie scattate durante una festa tenuta dal Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, all’ormai famosa Villa Certosa in Sardegna. Ora vi darò un momento per rendervi conto della vostra fortuna.

Le foto, apparse sul quotidiano spagnolo El Pais, a quanto pare ritraggono una festa per una delegazione della Repubblica Ceca a cui partecipano Berlusconi, ragazze in topless e, si presume, un uomo piegato su una piscina in “stato d’eccitazione”. L’ex Premier ceco Mirek Topolanek ha confermato di essere lui nella fotografia, ma ha dichiarato che: “E’ stata modificata e la foto non è autentica.” Qualcuno ha qualche motivo per non credergli?

Berlusconi, da parte sua, è già sotto inchiesta per aver usato gli aerei di Stato per trasportare degli ospiti succintamente vestiti ed è anche nei guai a causa di diciottenni, per la sfilata senza fine di “amiche in tanga” (ecc, ecc), ha querelato El Pais poiché secondo lui le fotografie sono un’invasione della sua privacy e l’hanno screditato alla vigilia delle Elezioni europee. La verità è che, qualunque cosa succeda ai votanti italiani questo fine settimana, non è forse arrivata l’ora per noi di urlare: “Lascia stare Silvio, sporca capra della politica europea, il mondo ne ha già avuto abbastanza?”

Dovete capire che non si tratta di un’indignazione istintiva - semmai, l’impulso, sì, è sempre stato quello di trovare Berlusconi patetico, ma anche di riconoscergli dei meriti, qualcuno che incitava a discutere. È stato particolarmente divertente quando i Blair ci sono andati per quella famigerata vacanza gratis, leccando i piedi al loro caro amicone Silvio, il quale sfoggiava la sua bellezza indossando la sua bandana o piuttosto un sosia della nonna di Carlos Santana, in qualunque modo preferiate vederlo.

Questo sembra sia stato il punto di forza di Berlusconi, sia con gli italiani sia con gli altri, lui era in qualche modo una “canaglia adorabile” un po’ in là con gli anni, un vero personaggio che non si sarebbe mai abbandonato a qualcosa di così banale come il politicamente corretto. Perfino i nomi in codice che si era scelto per le festa in villa (Papi) suggeriscono che fosse interessato solamente a una “dittatura” in stile benevolo.

Tuttavia, quando ci pensate, che cosa c’è di così adorabile in un uomo anziano, ricco e potente che si circonda di ragazze mezzo nude? Dov’è il vero senso del personaggio in tutto questo narcisismo? In effetti, proprio come quando un uomo sposato e disinvolto al pub ci prova di continuo può essere divertente all’inizio, col passare del tempo il suo comportamento diventa stancante, fastidioso e anche piuttosto viscido. Piaccia o meno, “la continenza sessuale come questione politica” non è finita assieme al mandato presidenziale di Bill Clinton. Dopo tutto, il Presidente del Consiglio italiano è uno dei dignitari più potenti d’Europa, qualcuno che ha abbastanza influenza per dichiarare o fermare le guerre; è chiedersi troppo se ogni volta che uno punta lo sguardo su di lui non parte subito nella testa la sigla di Benny Hill?

Sarebbe troppo sperare che la villa in cui spende i suoi “momenti d’ozio” non faccia concorrenza alla villa di Playboy per essere il “parco di divertimenti sessuali per uomini di mezza età più pateticamente stereotipato?” Ecco, se non altro, Berlusconi è colpevole di far impallidere gli eccessi dei Baccanali.

E’ troppo? È quasi come se tutto ciò che poteva andare storto a un uomo bianco di mezza età sia successo a Berlusconi. È diventato marcio; una crisi di mezza età andante che indossa dei pantaloncini Vilbrequin. E ne ha 72 di anni! Al che alcuni potrebbero gridare, beh, beato lui. Che male c’è? Ma io potrei argomentare che ci sono parecchie cose che non vanno, così come ce n’erano nel caso Clinton-Lewinsky. Poiché, in questo contesto, ciò che appare come una dimostrazione di virilità e potenza sessuale è senza dubbio una completa mancanza di controllo, per non dire un senso di onnipotenza, di sconvolgente disprezzo per quelle persone da loro considerate inferiori.

Questo è il motivo per cui Berlusconi dovrebbe finalmente andarsene - non perché “non riesce a tenerlo dentro ai pantaloni”, ma perché, proprio come Bill, non è interessato, e chiaramente non considera di occupare una qualsivoglia posizione in cui debba rispondere ai “lacché” che l’hanno votato. In questo modo, Berlusconi è diventato la personificazione del potere diventato rancido. È chiaro, magari siete convinti che noi siamo messi male con Brown - ma date un’occhiata alla Sardegna e riflettete su ciò che altri Paesi sono costretti a subire.

Per quanto riguarda Berlusconi, forse il massimo sarebbe se, ad un certo punto durante le elezioni europee, qualcuno gli iniettasse discretamente del bromuro e lo trascinasse senza fare rumore da parte. Da un punto di vista politico e libidinoso, potrebbe essere considerata eutanasia.

[Articolo originale "Silvio, you're a saddo. Now just go away" di Barbara Ellen]


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